IL LIBRO DEL MESE: L’uomo che piantava gli alberi – Jean Giono

lNon è di molto tempo fa la notizia del bambino tedesco, Felix Finkbeiner, che all’età di nove anni aveva scommesso di piantare un milione di alberi in Germania, dopo aver ascoltato una lezione a scuola sulla fotosintesi clorofilliana e sul diboscamento planetario. Progetto ambizioso, come tanti che nell’infanzia si coltivano, ma miracolosamente concretizzatosi nel giro di pochi anni. Felix non solo è riuscito a piantare più di un milione di alberi, ma ha creato un’associazione “Plant For The Planet“, presente in oltre 70 nazioni che ha come slogan “Stop talking, start planting” e come obiettivo principale piantare quanti più alberi possibili per ridurre la concentrazione di CO2. Oggi della sua Fondazione fanno parte 23 bambini, piccoli eroi dell’età moderna che per una volta hanno deciso di dare una grande lezione agli adulti, troppo ciechi ed egoisti per rendersi conto di quanto il nostro pianeta sia malato. Così in un discorso alle Nazioni Unite si è espresso Felix in modo convincente: “Noi bambini ci sentiamo veramente traditi. Dopo tutto quello che si è fatto e detto a Copenhagen nella conferenza Onu sul clima, alla fine cosa si è ottenuto veramente? Non abbiamo ancora fiducia negli adulti. Così abbiamo deciso di iniziare da soli a cambiare le cose”.
Il grande sogno di Felix ha una fonte ispiratrice certa che è il premio nobel per la Pace Wangari Maathai, biologa keniota, ambientalista, che negli anni novanta intraprese una campagna di sensibilizzazione verso i problemi della natura e del diboscamento in particolare, tanto da fondare il Green Belt Movement, un’associazione non-profit che ha piantato oltre 40 milioni di alberi in Kenya per combattere l’erosione.
Ma chissà se il piccolo Felix nelle sue letture a scuola non si sia imbattuto anche nel breve racconto L’uomo che piantava gli alberi (titolo originale: L’homme qui plantait des arbres), conosciuto anche come La storia di Elzéard Bouffier di Jean Giono, pubblicato nel 1953, in cui si narra di un pastore che con costanza riforestò da solo un’arida vallata ai piedi delle Alpi, vicino alla Provenza.
La semplicità e la bellezza del racconto hanno indotto molti lettori a credere che Elzéard Bouffier fosse un personaggio realmente esistito e che Giono narrasse in chiave autobiografica una vicenda accadutagli. Per questo motivo l’autore, che comunque ha davvero vissuto nei luoghi in cui si svolge la storia, in una lettera del 1957 spiegò: “Mi dispiace deludervi, ma Elzéard Bouffier è un personaggio inventato. L’obiettivo era quello di rendere piacevoli gli alberi, o meglio, rendere piacevole piantare gli alberi”.
Il suo libro tradotto in molte lingue, ma distribuito gratuitamente, sebbene non gli avesse fatto guadagnare “nemmeno un centesimo”, era stato uno dei testi di cui andava maggiormente fiero e di successo: nel 1987 Frédéric Back adattò la trama del racconto creandone un cortometraggio. Nel 2006 invece, L’uomo che piantava gli alberi fu adattato per il teatro da Richard Medrington, e venne poi messo in scena ad Edimburgo. Per finire, nel 2003 il gruppo musicale I ratti della Sabina hanno scritto una canzone ispirandosi al racconto di Giono, chiamata appunto L’uomo che piantava alberi.
Ma veniamo alla storia, di sicuro Giono ha delineato il ritratto di un personaggio eccezionale, che è una testimonianza d’amore per la natura, così infatti si legge nella prefazione: “Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d’errore, di fronte a una personalità indimenticabile”.-
La storia ha inizio nel 1913, quando il narratore, durante una delle sue passeggiate in Provenza, incontra un pastore di circa cinquant’anni, Elzéard Bouffier, un uomo solitario, semplice, di poche ma buone parole, che vive lentamente, secondo i ritmi della natura con le sue pecore. Bouffier racconta al suo giovane ospite come, dopo aver perso il figlio e poi la moglie, da solo, privo di mezzi tecnici e senza alcun tornaconto personale avesse compiuto un’impresa straordinaria, piantare migliaia di alberi in quello che una volta era un luogo desolato. “Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati centomila. Di centomila, ne erano spuntati ventimila. Di quei ventimila, contava di perderne ancora la metà [...] Restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c’era nulla.” Passano gli anni, il narratore si arruola come soldato nella prima guerra mondiale, ma non dimentica il pastore, così nel 1920, torna da lui per rinfrancarsi l’animo, e scopre con stupore un paesaggio sorprendente: “tutto era cambiato. L’aria stessa. Invece delle bufere secche e brutali che mi avevano accolto un tempo, soffiava una brezza docile carica di odori”. Così fra migliaia di alberelli in tutta la vallata e nuovi torrenti dove non scorreva più acqua da anni, rivede l’ anziano Bouffier in ottima forma. “Non s’era per nulla curato della guerra. Aveva continuato imperturbabilmente a piantare [...] si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione”. Dove nel 1913 il narratore aveva visto solo rovine “sorgono ora fattorie pulite [...] Le acque sono state canalizzate. I villaggi si sono ricostruiti poco a poco. Una popolazione venuta dalla pianura, dove la terra costa cara, si è stabilita qui, portando goiventù, movimento, spirito d’avventura”. Il narratore incontra Bouffier per l’ultima volta nel 1945. L’uomo che piantava gli alberi muore serenamente nel 1947, all’ ospizio di Banon. Giono conclude il suo racconto scrivendo queste parole: “Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. Ma se metto in conto quanto c’è voluto di costanza nella grandezza d’animo e d’accanimento nella generosità per ottenere questo risultato, l’animo mi si riempie d’un enorme rispetto per quel vecchio contadino senza cultura che ha saputo portare a buon fine un’opera degna di Dio”. Far rinascere la vita attraverso l’albero, da sempre simbolo della vita stessa.
Un augurio per Felix Finkbeiner.

Nevia Buommino

One Trackback to “IL LIBRO DEL MESE: L’uomo che piantava gli alberi – Jean Giono”

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s