
Centinaia di bidoni d’acciaio pieni di scorie pericolose sono stati gettati in mare o sotterrati sulle spiagge della Somalia da aziende occidentali con la compiacenza dei governi. Soldi o armi in cambio del permesso di scaricare indiscriminatamente sostanze altamente inquinanti.
Risultati agghiaccianti quelli emersi dalla relazione finale sul pericolo di tossicità lungo le coste della Somalia. Lo studio, il primo promosso dal governo di Mogadiscio dall’inizio della crisi politica che affligge il paese dal 1991, è stato illustrato la scorsa settimana dal direttore generale del ministero dell’Aviazione e dei Trasporti, Mohammed O. Ali, confermando tutti i timori della comunità internazionale per le tonnellate di rifiuti tossici scaricati illegalmente negli scorsi decenni.
Centinaia di bidoni d’acciaio pieni di scorie pericolose sono stati gettati in mare o sotterrati sulle spiagge della Somalia da con la compiacenza dei governi da aziende occidentali, in quella che era una pratica molto diffusa. Soldi o armi in cambio del permesso di scaricare indiscriminatamente sostanze altamente inquinanti.
Questo succedeva nella Somalia del dittatore Ali Mahdi Mohamed, meta preferita di molte navi dei veleni. Approfittando del caos generato degli scontri per cacciare il generale Farah Aideed, gli europei (ed in prima fila l’Italia) si sbarazzavano per soli 8 dollari la tonnellata di rifiuti speciali il cui costo di smaltimento in Europa sarebbe potuto arrivare fino a 1000 dollari. Un crimine che avrebbe potuto rimanere in buona parte nascosto se lo tsunami del 2004 non fosse arrivato a flagellare anche la Somalia, portando alla luce le tracce di questa catastrofe ecologica.
Le enormi onde hanno rivoltato il mare, distruggendo i barili arrugginiti e sparpagliando lungo la costa tonnellate di piombo, cadmio, mercurio, rifiuti ospedalieri e scorie nucleari. Uno scempio che secondo lo studio ha generato un effetto indicibile sull’ecosistema marino e sulla salute dei cittadini somali.
Infezioni, malattie respiratorie e tumori sono di gran lunga superiori alla media nei villaggi che si affacciano sull’Oceano Indiano. Un caso emblematico rimane la regione di Puntland, dove in seguito allo tsunami sono stati trovate delle discariche di rifiuti tossici coperte da pochi centimetri di sabbia.
Il signor Ali ha dichiarato alla stampa che il suo esecutivo prenderà ogni provvedimento necessario per impedire nuovi scarichi illegali sulle coste somale e ha chiesto aiuto alle Nazioni Unite per compiere le bonifiche più che mai necessarie.
Lo studio del governo di Mogadiscio è particolarmente importante, in quanto in Somalia a causa dello scarso livello di sicurezza non è mai stato possibile fino ad ora valutare con esattezza l’entità di questo grave crimine ambientale.
Massimiliano Ferraro














